NOTIZIE DAL SUD AMERICA

Porta : “Connazionale gravemente ferito in Colombia, serve intervento urgente per rientro in Italia”
“Ho presentato un’interrogazione al Ministro degli Affari Esteri per chiedere un intervento immediato a sostegno di un nostro connazionale, Andrea Verardini, imprenditore fiorentino di 57 anni, attualmente ricoverato in Colombia in condizioni gravissime a seguito di un incidente in mare”. Lo dichiara il deputato Fabio Porta eletto in Sud America, Fabio Porta.
“Il connazionale è stato travolto da un’imbarcazione mentre nuotava, riportando traumi cranici gravissimi e danni neurologici che ne hanno compromesso le capacità cognitive e motorie. Dopo un delicato intervento neurochirurgico, necessita ora di cure continuative e di un lungo percorso riabilitativo. Il ricovero in una clinica privata ha già comportato costi superiori ai 70.000 euro, interamente a carico della famiglia. Il rientro sanitario in Italia, indispensabile per garantire cure adeguate, ha costi attualmente proibitivi, mentre le alternative restano incerte”. “Di fronte a una situazione così drammatica – prosegue Porta – non è accettabile che una famiglia sia lasciata sola. Lo Stato ha il dovere di intervenire, soprattutto quando è in gioco il diritto alla cura e alla vita di un cittadino italiano all’estero”.
“Con questa interrogazione chiediamo al Governo quali iniziative urgenti intenda adottare per garantire il rientro in sicurezza del connazionale e il necessario supporto sanitario. È fondamentale assicurare una risposta tempestiva ed efficace, evitando che vicende di questo tipo si traducano in un abbandono di fatto dei nostri cittadini. Continuerò a seguire la vicenda con la massima attenzione – conclude Porta – affinché venga individuata al più presto una soluzione concreta”.
ON. FABIO PORTA
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Ufficio: Palazzo Valdina
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PORTA : NON DIMENTICHIAMO I NOSTRI CONCITTADINI DETENUTI IN VENEZUELA
Intervenendo a fine seduta nell’aula di Montecitorio, il deputato del Partito Democratico eletto in Sudamerica Fabio Porta ha rivolto un appello alla politica italiana affinché non faccia nuovamente calare il sipario sull’emergenza politica e umanitaria in atto da anni in Venezuela.
“Un Paese – ha esordito il parlamentare – al quale siamo legati anche grazie alla presenza di una grande collettività di origine italiana; un Paese che pare sia sparito dai radar dell’informazione e della politica da quando gli USA hanno sequestrato il dittatore Nicolas Maduro per sostituirlo con la Vice Delcy Rodrigues, secondo la vecchia logica del cambiare tutto per non cambiare nulla.””Il governo italiano, dopo essersi complimentato con Donald Trump, che invece di ottenere la liberazione dei detenuti politici ha ottenuto la piena agibilità sui giacimenti di petrolio, pare abbia smesso di occuparsi di Venezuela e della situazione dei detenuti con cittadinanza italiana (una quarantina, dei quali la metà per motivi politici).”
A conclusione del suo intervento l’On. Porta ha chiesto al governo “cosa stia facendo per la liberazione dei nostri concittadini detenuti citando in particolare il caso dell’imprenditore di origine avellinese Daniel Echenagucia, ancora nel duro carcere di “Rodeo 1″ nonostante sia già stato emesso il suo ordine di rilascio, e dei fratelli Carmelo e Daniel De Grazie, anche loro detenuti a Caracas e da dieci giorni in attesa degli arresti domiciliari già concessi da un ordinanza del Tribunale che il Direttore del carcere si rifiuta di applicare.”
ON. FABIO PORTA
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PORTA: UNA SONORA BOCCIATURA AD UNA CATTIVA RIFORMA DI UN PESSIMO GOVERNO.
IN SUDAMERICA VINCE IL SÌ CON LE STESSE PERCENTUALI DEGLI ULTIMI TRE REFERENDUM COSTITUZIONALI
La netta vittoria del «NO» alla pessima riforma costituzionale voluta dal Governo Meloni-Tajani-Salvini è una buona notizia, anche per gli italiani nel mondo.
La grande partecipazione degli italiani a questa consultazione carica il voto di una evidente valenza politica, con la prima sonora sconfitta del governo sul piano nazionale.
Ad essere punito è il governo che da anni prova a smantellare la costituzione nei suoi cardini fondamentali e che con la vergognosa riforma della cittadinanza ha calpestato in maniera ignobile i diritti di milioni di italiani nel mondo.
Il dato del voto in America Meridionale, con una netta vittoria del «SÌ», è in linea con tutte le precedenti consultazioni referendarie in materia costituzionale: nel 2016 la riforma Renzi ottenne il 73,6%, nel 2020 la riduzione dei parlamentari raggiunse in Sudamerica il 74,19% e adesso la riforma della giustizia ha raggiunto una analoga percentuale del 72,8%.
Erano tutti “renziani” nel 2016, “grillini” nel 2020 e “meloniani” quest’anno? È ovvio che non è così e non occorre essere sociologi o esperti di psicologia politica per dare un giudizio sul perchè di questa tendenza forte e costante a votare a favore di qualsiasi riforma proposta dal governo di turno.
Ciò detto, è altrettanto evidente l’esistenza in alcuni Paesi del Sudamerica di zone grigie e di episodi poco chiari sull’esercizio del voto che dovrebbero spingere tutti i partiti a impegnarsi per l’applicazione all’estero di misure e correttivi utili a scongiurare nelle prossime elezioni casi di brogli ormai ricorrenti e che guarda caso (e nonostante una narrazione diversa fatta circolare ad arte nelle settimane che hanno preceduto questo voto) hanno sempre avvantaggiato i candidati di destra.
ON. FABIO PORTA
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PORTA: “A CINQUANTA ANNI DAL GOLPE MILITARE IN ARGENTINA RICORDARE SIGNIFICA ANCORA LOTTARE PER MEMORIA, GIUSTIZIA E DEMOCRAZIA”
(Comunicato stampa – Roma, 24 marzo 2026) – L’on. Fabio Porta ha partecipato questa mattina alla cerimonia di intitolazione della sede del Liceo Orazio di via Isola Bella alle Madres de Plaza de Mayo, nel cinquantesimo anniversario del golpe argentino, con l’inaugurazione del murale realizzato da Maupal quale segno permanente di memoria, verità e giustizia.
«Cinquanta anni fa in Argentina si insediava una giunta militare che, insieme alle garanzie democratiche, avrebbe eliminato fisicamente oltre trentamila persone, molte delle quali “desaparecidos”, uomini e donne privati della libertà i cui corpi non furono mai ritrovati. Una dittatura cinica e violenta che, con la complicità della CIA americana e nell’ambito del cosiddetto ‘Piano Condor’, fece precipitare il continente sudamericano in una spirale di odio e repressione. Centinaia delle vittime di quel potere dispotico erano italiani o figli dei nostri emigrati in Argentina, così come furono numerosi gli argentini accolti in Italia in quegli anni. Oggi abbiamo il dovere di ricordare, anche per contrastare con la forza della memoria e della giustizia il ritorno di un negazionismo nostalgico in Argentina e nel resto della regione sudamericana: dittatura nunca más! », ha dichiarato Fabio Porta nel corso del suo intervento.
Roma – L’On. Porta con il Presidente del MEI Masini e la dirigente scolastica Lancellotti all’inaugurazione del murale di Maupal.
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CENTO ANNI FA MORIVA IN BRASILE ERMANNO STRADELLI. FABIO PORTA A BORGO VAL DI TARO PER L’INIZIO DELLE CELEBRAZIONI IN OMAGGIO DEL GRANDE GEOGRAFO E ANTROPOLOGO EMILIANO
È stato uno dei primi studiosi dell’Amazzonia e delle popolazioni indigene, l’autore del primo dizionario portoghese-nheengatu (la lingua dei popoli nativi dell’Amazzonia); Ermanno Stradelli nel 1879, nei primi anni della grande emigrazione italiana in Brasile, parte dall’appennino tosco-emiliano per arrivare nel cuore della foresta tropicale più grande del mondo. Allo studio dell’Amazzonia e delle sue popolazioni Stradelli dedicherà la sua vita fino al 1926, quando morirà in un lebbrosario di Manaus.
Per l’inizio delle celebrazioni del centenario della morte dell’illustre concittadino il Comune di Borgo Val di Taro insieme alla Consulta della Regione Emilia Romagna per gli emiliano-romagnoli nel mondo ha voluto organizzare una conferenza con il patrocinio dell’Ambasciata del Brasile in Italia, della Società Geografica Italiana e dell’Università di Parma.
Dopo i saluti del Sindaco Marco Moglia e del Presidente della Consulta regionale Matteo Daffadà, l’On. Fabio Porta è intervenuto come Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile.
“Stradelli non si comporta come un “conquistatore”, ma come un esploratore anomalo, potremmo dire già allora profondamente contemporaneo. Attraversa i grandi fiumi dell’Amazzonia con il taccuino del geografo, l’obiettivo del fotografo e la sensibilità dell’antropologo, raccogliendo leggende, vocaboli, tradizioni orali e documentando, con migliaia di fotografie, la vita quotidiana delle popolazioni indigene” ha esordito il deputato eletto in America Meridionale.
“Sono convinto – ha detto in conclusione – che se sapremo ascoltare la voce di Ermanno Stradelli e sapremo raccogliere il suo invito a esplorare il mondo con curiosità, rispetto e responsabilità, potremo costruire insieme una relazione ancora più forte tra Italia e Brasile e contribuire, nel nostro piccolo, a un futuro più giusto per l’Amazzonia e per il pianeta”.

ON. FABIO PORTA
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Guerra e pace
Contro la legge del più forte occorre rilanciare il dialogo come via maestra per la pace
Costruire la pace nel “disordine globale” significa restituire alla parola pace il suo pieno significato costituzionale e politico. Non parliamo di un’aspirazione generica, ma di un criterio che fonda e orienta la nostra Repubblica. L’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ”ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, e in queste due righe è racchiusa un’intera concezione della pace: il rifiuto della guerra, il primato del diritto, la fiducia nella cooperazione internazionale come via per coniugare sovranità, pace e giustizia.
Viviamo, tuttavia, in una fase storica in cui questi principi appaiono sotto attacco. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, le tensioni che attraversano l’Asia, il logoramento di alcuni meccanismi multilaterali nati nel secondo dopoguerra, sembrano rimettere in discussione proprio ciò che la Costituzione indicava come orizzonte: la possibilità che le controversie internazionali siano affrontate e composte attraverso il diritto e il dialogo, e non attraverso la forza. Siamo di fronte a un paradosso: mai come oggi l’interdipendenza tra i popoli è stata così evidente e mai come oggi è tornata potente la tentazione di rispondere all’insicurezza con nuove forme di chiusura, di riarmo, di contrapposizione frontale. È in questo scenario che la responsabilità della politica viene messa alla prova: come declinare, in condizioni così mutate, il ripudio costituzionale della guerra, senza cadere né nel disarmo unilaterale, né in una rassegnata accettazione della guerra come “necessità” inevitabile?
La tradizione democratica italiana ha sviluppato una concezione della pace che non è semplice assenza di guerra, ma costruzione paziente di “convivenza”, di fraternità tra i popoli, di ponti tra le civiltà. Giorgio La Pira – Sindaco di Firenze, costituente, “artigiano di pace” – amava ripetere che “la politica è l’arte difficile del bene comune” e che “la guerra è l’atto di accusa più grave contro la politica”. In una delle sue intuizioni più profonde, ricordava che “la pace è il nome nuovo della giustizia”: non c’è pace vera dove i rapporti tra gli Stati e tra i popoli sono segnati da ingiustizia strutturale, da esclusione, da sfruttamento. Non basta interrompere le ostilità: occorre affrontare le cause che le hanno generate, le ferite che le alimentano, le diseguaglianze che le rendono sempre pronte a riaccendersi.
Se assumiamo sul serio questo sguardo, comprendiamo che il dialogo non è un lusso per tempi tranquilli, ma una necessità nei tempi di crisi. Dialogare significa accettare divaricare confini politici, culturali, religiosi; significa riconoscere che l’altro non è riducibile alla caricatura del “nemico”; significa tenere aperti canali di comunicazione anche quando le opinioni pubbliche chiedono semplificazioni, schieramenti netti, parole d’ordine.
Alla politica oggi viene chiesto un duplice esercizio di responsabilità. Il primo è di natura culturale: contrastare la banalizzazione della guerra, la sua rappresentazione come “normalità” nei rapporti internazionali, la rassegnazione cinica che considera la pace un’ingenua aspirazione. Il secondo è di natura pratica: vigilare perché le nostre decisioni non contraddicano il ripudio costituzionale della guerra, ma si iscrivano, per quanto è possibile, nella logica di un ordinamento che “assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. È un compito che non possiamo svolgere da soli: richiede il dialogo con il mondo della ricerca, con la diplomazia, con le organizzazioni della società civile, con le comunità religiose. Un dialogo necessario, anche quando tutto può sembrare perduto.
Sempre La Pira ci ricordava che “la storia è, in ultima analisi, una marcia verso la pace”, anche attraverso crisi, conflitti e arretramenti. Non si tratta di ottimismo ingenuo, ma di una responsabilità che ci riguarda tutti: la pace non è mai garantita, va costruita, difesa, ripensata ogni volta che il disordine globale sembra travolgere le nostre istituzioni e le nostre coscienze.

ON. FABIO PORTA
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IL CORDOGLIO DI FABIO PORTA PER LA MORTE DI FRANCO PATRIGNANI
(Roma, 18 marzo 2026) – Dopo una lunga malattia, affrontata con coraggio e serena determinazione, è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari e delle tante persone che in Italia e in Brasile lo hanno conosciuto e apprezzato Franco Patrignani.
Nato ad Ancona nel 1950, a ventidue anni Franco militava già nella FLM (Federazione Lavoratori Metalmeccanici) e successivamente nella FLC, la federazione sindacale degli edili.
In Italia ha quindi avuto importanti incarichi come dirigente della CISL, fino all’impegno nell’istituto di cooperazione ISCOS, dove ebbe modo di iniziare il suo rapporto con l’America Latina che lo portò in Brasile.
Nel Paese sudamericano Patrignani è stato per lunghi anni coordinatore nazionale del Patronato INAS e figura centrale della comunità italiana dello Stato dello Espirito Santo e del Brasile; è stato anche uno dei principali esponenti del PD in Brasile.
Così lo ricorda sui ‘social’ l’amico e compagno Fabio Porta: “FRANCO PATRIGNANI non è più tra noi. E questo è il post che non avrei mai voluto scrivere, tanto mi mancherà un amico e compagno con il quale ho condiviso anni di battaglie politiche e sindacali e soprattutto la passione per la democrazia e la grande comunità italiana in Brasile. Una persona straordinaria, sempre curiosa attenta e soprattutto disponibile. Un sociologo che aveva trovato in Brasile l’ambiente ideale per approfondire il tema della “Democrazia necessaria”, come si intitolava il libro nel quale Franco riportava insieme esperienze di vita e riflessioni politiche, e del quale lui volle che scrivessi la prefazione. Grazie, Franco, per quanto hai dato a tutti noi: per il tuo esempio di vita, la tua testimonianza politica, l’amore per la tua famiglia e la lotta coraggiosa contro il male che ti ha strappato la vita che tanto amavi. Grazie soprattutto per i preziosi momenti trascorsi insieme. Ci mancherai, ma la tua memoria e il tuo esempio rimarranno per sempre con noi”.
ON. FABIO PORTA
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FABIO PORTA . CITTADINANZA: CON LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE NON SI CONCLUDE LA NOSTRA BATTAGLIA CONTRO LA “LEGGE DELLA VERGOGNA”
Il comunicato con il quale la Corte Costituzionale anticipa la decisione, a seguito dell’udienza dell’11 marzo scorso, di dichiarare parzialmente infondate e inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Torino contro contro il decreto legge 36 del 2025 (convertita nel maggio dello stesso anno nella cosiddetta “legge della vergogna”) non deve costituire una pietra tombale sulle legittime aspirazioni di milioni di italiani all’estero al loro diritto di cittadinanza.
Ciò in primo luogo perché occorre conoscere le motivazioni integrali di tale decisione, che saranno pubblicate nelle prossime settimane; sarà importante capire se tale rigetto è relativo al caso specifico sollevato dal Tribunale o all’impianto complessivo della legge.In secondo luogo vale ricordare che nei prossimi mesi sono attese altre decisioni della Corte di Cassazione e della stessa Corte Costituzionale sullo stesso tema, che ovviamente potrebbero confermare ma anche modificare il parere anticipato dal comunicato della Corte diramato all’indomani dell’udienza.Va infine ricordato a tutti coloro che con interesse e apprensione seguono questa delicata questione che come noi del Partito Democratico avevamo denunciato nel corso del dibattito sulla conversione del “decreto Tajani”, questo attacco deliberato e scomposto al diritto e prima ancora alla dignità degli italiani nel mondo nasce da un’avversione profonda e politicamente dichiarata contro il mondo dell’emigrazione e delle migrazioni in generale; in commissione e nelle aule parlamentari di Camera e Senato abbiamo condotto in solitaria una lotta durissima contro la narrazione del governo che stava alla base di questa norma inopportuna per il metodo e sbagliata nel contenuto.Insieme ai miei colleghi eletti all’estero nelle file del PD continuerò a condurre questa battaglia nel nome della gloriosa storia della nostra emigrazione e del sacrificio di milioni di emigrati che ancora oggi fanno onore al Paese rendendolo grande e rispettato nel mondo.
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On. Fabio Porta: “Energie Siciliane per Roma, un riconoscimento alle migliori energie della Sicilia nella Capitale”
(Roma, 13 marzo 2026) «Ricevere oggi, nella Sala Giacomo Matteotti della Camera dei Deputati, il Premio “Energie Siciliane per Roma” è per me un grande onore e una profonda emozione personale, da figlio di Caltagirone che ha trovato in Roma la sua seconda patria. Vivo questo riconoscimento non come un traguardo individuale, ma come un attestato di stima verso il lavoro di tanti siciliani che hanno scelto la Capitale come luogo di vita, di impegno e di responsabilità.»
«Le storie che questo Premio mette in luce dimostrano che la Sicilia non è solo memoria e tradizione, ma anche innovazione, impresa responsabile, cultura e solidarietà. A Roma, queste energie contribuiscono a rendere la città più giusta, inclusiva e consapevole delle sue radici mediterranee, capace di guardare al Mediterraneo non come a un confine o a un problema da contenere, ma come a uno spazio di dialogo, cooperazione e pace.»
«Come parlamentare eletto in Sud America e come siciliano che ha lavorato a lungo con le comunità italiane nel mondo, so quanto sia decisivo il ruolo delle nostre diaspore e delle tante eccellenze legate alla Sicilia. Continuerò a impegnarmi perché queste energie non restino episodi isolati, ma diventino parte di una strategia nazionale di valorizzazione dei talenti, delle nostre regioni e delle nostre comunità all’estero, a beneficio dell’Italia, dell’Europa e dell’intero spazio mediterraneo.»

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Sicurezza sul lavoro – Porta : « Sicurezza 2035 fa della prevenzione una priorità strategica nazionale »
(Roma, 11 marzo 2026) «Con il mio saluto alla conferenza “Sicurezza 2035: Il futuro della prevenzione tra tecnologia, cultura e responsabilità”, organizzato da Confassociazioni Sicurezza e A.N.CO.R.S., ho voluto ribadire un punto politico chiaro: la sicurezza sul lavoro non può più essere trattata come un tema emergenziale, ma come una vera infrastruttura strategica del Paese» ha dichiarato l’on. Fabio Porta, a margine dei lavori nella Sala stampa della Camera dei Deputati.
«I numeri su infortuni e morti sul lavoro ci ricordano che non parliamo di fatalità, ma di un problema strutturale che chiama in causa organizzazione del lavoro, qualità delle tutele e capacità di prevenzione; per questo serve un orizzonte come il 2035, con politiche coerenti e verificabili nel tempo» ha aggiunto.
Porta ha richiamato i tre pilastri indicati dal titolo dell’iniziativa: tecnologia, cultura e responsabilità. «Le nuove tecnologie possono diventare un potente alleato della sicurezza solo se governate e inserite in una vera cultura della prevenzione, che coinvolga imprese, lavoratrici e lavoratori, scuole e territori» ha spiegato.
«Il Parlamento – ha concluso – deve accompagnare questo percorso con scelte legislative coerenti, un controllo serio sulle politiche pubbliche e un dialogo costante con chi, ogni giorno, lavora nei luoghi di lavoro e nei territori per trasformare la sicurezza in un diritto effettivo e non solo proclamato».

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Porta : “Grave propaganda referendaria del COMITES di Rosario, il Governo intervenga subito”
(Buenos Aires – 5 marzo 2026) – L’on. Fabio Porta (Partito Democratico, Ripartizione America Meridionale) ha presentato un’interrogazione al Ministro degli Esteri per denunciare un grave caso di presunta propaganda referendaria da parte del COMITES di Rosario. Secondo numerose segnalazioni, sui canali ufficiali del Comitato sarebbe stata diffusa un’immagine di scheda con la X sul “SÌ”, in evidente contrasto con i doveri di imparzialità e neutralità che vincolano gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero.
Porta chiede al Governo accertamenti urgenti, con il coinvolgimento delle autorità diplomatico-consolari, ed eventuali sanzioni fino alla sospensione o decadenza degli organi responsabili, qualora i fatti fossero confermati. Il deputato dem sollecita inoltre l’adozione di linee guida chiare e vincolanti per impedire che i COMITES si trasformino, anche solo di fatto, in strumenti di propaganda a favore di una delle opzioni referendarie.
«La democrazia – afferma Porta – si difende anche garantendo che il voto degli italiani nel mondo sia davvero libero, informato e privo di condizionamenti da parte di istituzioni che dovrebbero rappresentare l’intera comunità, non una sola parte di essa».
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FABIO PORTA A MAR DEL PLATA. DUE GIORNI DI INCONTRI CON LA COLLETTIVITÀ ITALIANA
Continua a Mar del Plata la visita in Argentina del deputato del Partito Democratico Fabio Porta.
Dopo la città di Rosario il parlamentare eletto in Sudamerica si è recato a Mar del Plata, altra capitale storica dell’emigrazione italiana nel mondo. Accompagnato dal Presidente del Comites Alberto Becchi e dal Segretario in Argentina Daniel Antenucci l’On. Porta ha iniziato la sua intensa agenda con una visita al Consolato, accolto dal Console italiano Andrea Varischetti; al centro dell’incontro, insieme alle conseguenze della legge 74/25 sui servizi consolari, la richiesta avanzata dal deputato di elevare al rango di Consolato Generale la rappresentanza diplomatica italiana. Quindi la delegazione si è recata alla Casa d’Italia dove ha partecipato all’evento di presentazione ufficiale della tradizionale “Coppa Italia”, momento di confraternizzazione delle numerose associazioni regionali italiane.
Un momento particolarmente emozionante è stato la visita al “Museo del hombre del puerto Cleto Ciocchini”, dove insieme alla presidenza dell’associazione che volontariamente si fa carico della sua gestione si è parlato a lungo della particolare storia dell’emigrazione italiana nella città argentina, sviluppatasi proprio intorno al porto e alle sue tradizionali attività produttive.
Una serie di interviste radiofoniche e televisive hanno corredato la missione del parlamentare italiano; al centro degli incontri con i mezzi di informazione la “legge della vergogna” sulla cittadinanza e le motivazioni del “NO” al referendum sulla giustizia che in questi giorni vede gli elettori all’estero interessati alla consultazione.
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PORTA: “DAL BRASILE UN MODELLO AVANZATO PER LA TUTELA DELLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA”
L’on. Fabio Porta ha partecipato al webinar internazionale del Forum INTERVID, organizzato dall’Associazione di Amicizia Italia‑Brasile, dedicato al confronto tra la Legge Mariana Ferrer e la Legge Maria da Penha e la nuova legislazione italiana sul consenso e sul femminicidio.
Nel suo intervento ha sottolineato come la protezione effettiva delle vittime, in particolare delle donne vittime di violenza, non sia più una questione solo nazionale, ma un terreno di cooperazione tra Brasile, Italia ed Europa.
Porta ha richiamato il valore del modello brasiliano nella prevenzione della revittimizzazione nei processi e il percorso italiano sul consenso e sul femminicidio, indicando la necessità di rafforzare strumenti di tutela, misure di protezione e formazione congiunta per magistrati e forze dell’ordine.
Tra i partecipanti, la Segreteria generale dell’Associazione di Amicizia Italia‑Brasilea, Iara Bartira da Silva, la Presidente di INTERVID, Mariana Ferrer, la Deputata italiana Sara Ferrari e la Prof.ssa Daniela Marrani (Università Salerno) a testimonianza del forte coinvolgimento istituzionale e parlamentare sui temi della violenza di genere. Porta, infine, ha auspicato l’elaborazione di protocolli comuni sul trattamento delle vittime e un ulteriore consolidamento del legame tra Brasile, Italia e Unione Europea nella lotta alla violenza di genere.
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PORTA A MONTEVIDEO PER L’EVENTO DI INAUGURAZIONE DELLA PRIMA LIBRERIA FELTRINELLI IN AMERICA LATINA
Inaugurata in Uruguay la prima libreria Feltrinelli in America Latina; all’evento organizzato dall’Ambasciatore d’Italia a Montevideo, Fabrizio Petri, la nota casa editrice italiana ha partecipato con tutti i suoi maggiori dirigenti, a partire dal Presidente Carlo Feltrinelli. Presenti anche numerosi esponenti del governo e del Parlamento dell’Uruguay, tra i quali i Ministri della cultura e del turismo, Josè Carlos Mahìa e Pablo Menoni.
Il deputato italiano eletto in America Meridionale, Fabio Porta, era presente insieme ad una numerosa rappresentanza della grande collettività italiana del paese sudamericano, e non ha voluto mancare a questo importante appuntamento.
“Nello stesso giorno in cui proprio il Parlamento dell’Uruguay approvava, primo tra tutti i Paesi dei due blocchi, l’accordo Unione Europea-Mercosur, l’inaugurazione in Sudamerica della prima libreria italiana grazie a questa scommessa coraggiosa e lungimirante del gruppo Feltrinelli costituisce – secondo il parlamentare del PD – un ulteriore segnale di attenzione a questa area del mondo dove forte e solida sono la presenza della comunità italiana e il legame con il nostro Paese.”
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FABIO PORTA A MONTEVIDEO IN OCCASIONE DELLA PRIMA RATIFICA PARLAMENTARE DELL’ACCORDO UE-MERCOSUR
Il Parlamento dell’Uruguay è stato il primo tra i Paesi del blocco UE-Mercosur a ratificare l’accordo firmato lo scorso gennaio dalla Commissione Europea e dai quattro Presidenti di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Fabio Porta, deputato italiano eletto in Sudamerica, era nella capitale uruguaiana nella data che il Ministro degli Esteri del paese sudamericano Mario Lubetkin ha definito “storica” e anche un “segnale” verso l’Europa e il mondo.
Il parlamentare democratico ha incontrato il Ministro degli Esteri uruguaiano a Montevideo poche ore dopo la ratifica da parte del Parlamento.
“Con questa ratifica sarà possibile avviare – ha dichiarato l’On. Porta – la fase transitoria relativa all’accordo commerciale; un passo importante e significativo, al quale nelle prossime settimane seguiranno le analoghe ratifiche dei Parlamenti degli Stati aderenti al Mercocur.”
Dopo l’incontro con Lubetkin l’On. Porta ha voluto riunirsi con il collega senatore Daniel Caggiani, capogruppo in Parlamento del “Frente Amplio”, la coalizione di centro-sinistra che guida il Paese sudamericano. “Abbiamo convenuto sulla valenza storica di questo accordo – ha aggiunto Porta – in risposta ai rigurgiti di sovranismi e nazionalismi e come avvio di una nuova fase di relazioni tra Europa e America Latina.”

Foto: Montevideo – Fabio Porta con il Ministro degli Esteri Mario Lubetkin
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COMUNICATO STAMPA
PORTA : APPROVATO L’EMENDAMENTO PD CHE PROROGA DI TRE ANNI L’ISCRIZIONE IN CONSOLATO DEI FIGLI MINORENNI NATI PRIMA DELLA NUOVA LEGGE SULLA CITTADINANZA
Le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dei Deputati hanno approvato, nel corso delle votazioni sul cosiddetto “Milleproroghe” (la legge annuale che stabilisce la proroga di termini per provvedimenti amministrativi), gli emendamenti che chiedevano la proroga del termine del 31 maggio 2026 per l’iscrizione in Consolato dei figli minorenni degli italiani residenti all’estero.
L’emendamento presentato dal Partito Democratico era stato presentato dal deputato eletto in Sudamerica Fabio Porta, e sottoscritto degli altri eletti all’estero Toni Ricciardi, Nicola Carè e Christian Di Sanzo; con la sua approvazione il nuovo termine per l’iscrizione dei minorenni sarà il 31 maggio del 2029, tre anni oltre il termine attualmente fissato al prossimo 31 maggio.
Con il voto di fiducia, previsto per lunedi prossimo alla Camera, il provvedimento sarà approvato e quindi trasmesso al Senato dove dovrebbe arrivare nelle prossime settimane per una definitiva conversione in legge dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico, che è stato in prima linea nell’opposizione alla legge che ha di fatto cancellato lo ‘ius sanguinis’, conferma anche con l’impegno per l’approvazione di questo emendamento di essere il difensore più serio e coerente dei diritti degli italiani nel mondo.
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Zélia Gattai Amado e l’emigrazione italiana in Brasile: il 19 febbraio all’Istituto Guimarães Rosa la presentazione del volume di Antonella Rita Roscilli
In occasione della Giornata dell’Emigrante Italiano in Brasile, promosso dall’Instituto Guimarães Rosa Roma, dall’Ambasciata del Brasile in Italia e dall’Associazione di Amicizia Italia-Brasile, si terrà giovedì 19 febbraio 2026 alle ore 17.00, presso la sede dell’Instituto Guimarães Rosa (Piazza Navona 18), la presentazione del libro Zélia Gattai Amado e l’emigrazione italiana in Brasile di Antonella Rita Roscilli (Cosmo Iannone Editore).
Il volume accompagna il lettore in un viaggio attraverso la Grande emigrazione italiana verso il Brasile tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ricostruendo i contesti sociali e politici che segnarono partenze e approdi oltreoceano. Attraverso documenti e testimonianze originali, l’opera restituisce speranze, sogni e difficoltà vissute da migliaia di emigranti, portando alla luce dati poco conosciuti, vicende emblematiche e figure oggi dimenticate.Il libro ricostruisce inoltre, per la prima volta in modo completo, la vita di Zélia Gattai Amado, protagonista della cultura brasiliana del Novecento e moglie dello scrittore Jorge Amado, offrendo un’importante chiave di lettura del dialogo storico e culturale tra Italia e Brasile.
All’incontro interverranno: Renato Mosca, Ambasciatore del Brasile in Italia; Fabio Porta, Deputato e Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile; Giorgio De Marchis, Ordinario di Letteratura portoghese e brasiliana (Università degli Studi Roma Tre); Norberto Lombardi, Direttore delle collane “Quaderni sulle migrazioni”, “Reti” e “I Memoriali” (Cosmo Iannone Editore); Antonella Rita Roscilli, ricercatrice, brasilianista e autrice del volume. Modera l’incontro Iara Bartira da Silva, Segretario generale dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile.

ON. FABIO PORTA
CAMERA DEI DEPUTATI
Ufficio: Palazzo Valdina
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Porta : “Salvaguardie Ue‑Mercosur, un’opportunità per l’agricoltura italiana e per le nostre comunità in Sud America”
(Roma, 11 feb. 2026) – «Le clausole di salvaguardia agricole approvate dal Parlamento europeo rappresentano un passaggio fondamentale per trasformare l’accordo Ue‑Mercosur in una grande opportunità per l’agricoltura italiana, e non in una minaccia.»
Lo ha dichiarato l’On. Fabio Porta (PD, Ripartizione America Meridionale) commentando l’approvazione delle clausole di salvaguardia agricole collegate all’accordo Ue-Mercosur.
«Questo meccanismo – ha precisato l’on. Porta – permette di intervenire rapidamente, sospendendo le preferenze tariffarie sui prodotti sensibili quando l’aumento delle importazioni o il calo dei prezzi rischiano di danneggiare i nostri agricoltori: è una garanzia concreta per settori come carne bovina, pollame, uova, agrumi e zucchero, e per i territori che vivono di agricoltura. Allo stesso tempo, un’apertura regolata ai mercati dell’America Latina rafforza le possibilità di export per le nostre imprese e valorizza le eccellenze agro‑alimentari italiane, dalle Indicazioni Geografiche alle filiere di qualità. Per le comunità italiane in Sud America, infine, questo accordo significa più scambi, più opportunità economiche e culturali e un legame ancora più stretto tra i due lati dell’Atlantico.»
«Per queste ragioni – ha concluso Fabio Porta – considero questo provvedimento un passo avanti importante: tutela i nostri agricoltori, rafforza il ruolo dell’Italia nei rapporti con l’America Latina e valorizza il contributo delle nostre comunità italiane all’estero.»
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Fabio Porta : “Sostegno all’Ucraina, ai rifugiati e alla libertà di informazione. L’Italia scelga senza ambiguità da che parte stare”
(Roma, 9 feb. 2026) – «Con il mio intervento in Aula sulla conversione in legge del decreto Ucraina ho voluto ribadire una posizione chiara: l’Italia deve stare senza esitazioni dalla parte dell’aggredito, del diritto internazionale e dell’Europa, non della legge del più forte», dichiara l’onorevole Fabio Porta.
«Il decreto che abbiamo discusso – prosegue – tiene insieme tre piani che per me sono inscindibili: la proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi e materiali militari a carattere difensivo all’Ucraina, la tutela dei rifugiati ucraini in Italia tramite il rinnovo dei permessi di soggiorno per protezione speciale, e il rafforzamento delle garanzie per i giornalisti freelance che operano nei teatri di guerra. È un provvedimento che parla di sicurezza, di diritti e di democrazia allo stesso tempo.»
Porta sottolinea come il sostegno a Kiev non sia una scelta “militarista”, ma la risposta necessaria a una guerra di aggressione che minaccia la sicurezza europea e l’ordine internazionale: «La Russia ha riportato la guerra nel cuore dell’Europa e mira a far passare come normale ciò che normale non è: la modifica dei confini con le armi, la cancellazione della sovranità di un popolo, il ricatto energetico e militare. Aiutare l’Ucraina a difendersi significa difendere anche la nostra sicurezza e la credibilità dell’Europa.»
Al tempo stesso, il deputato del Partito Democratico richiama la dimensione umanitaria del decreto: «La proroga dei permessi di soggiorno per i cittadini ucraini fino al 4 marzo 2027 è un atto di civiltà e coerenza. Parliamo di famiglie, donne, bambini che hanno trovato in Italia un rifugio sicuro. Offrire loro stabilità e diritti non è una concessione, ma un dovere morale e giuridico, in linea con le decisioni europee e con la nostra Costituzione.»
Un passaggio centrale dell’intervento è stato anche quello dedicato alla libertà di stampa: «Le norme a tutela dei giornalisti freelance inviati in aree di conflitto – formazione sulla sicurezza e copertura assicurativa a carico degli editori, con un sostegno pubblico iniziale – rappresentano un passo avanti importante. Senza il lavoro di questi cronisti, spesso precari e poco tutelati, non avremmo immagini e testimonianze fondamentali su ciò che accade in Ucraina e negli altri scenari di crisi. Proteggere chi informa significa difendere il diritto dei cittadini alla verità.»
Porta non risparmia critiche alla linea del Governo: «Da tempo denunciamo le ambiguità della maggioranza: da un lato, in Aula, si riconosce la necessità di sostenere l’Ucraina; dall’altro, si tollerano o si alimentano posizioni filoputiniane, si strizza l’occhio a chi attacca l’Unione europea, si inseguono rapporti personali che indeboliscono il ruolo comune dell’Europa. Così si compromette la credibilità internazionale dell’Italia. Servono meno oscillazioni e più coerenza europeista.»
«Il Partito Democratico – conclude Fabio Porta – ha scelto una linea limpida: sostegno all’Ucraina, accoglienza dei rifugiati, difesa della libertà di informazione, dentro un quadro europeo e multilaterale forte. Il decreto che abbiamo sostenuto va in questa direzione. Di fronte al ritorno della guerra nel nostro continente, non possiamo permetterci zone grigie: è il momento di dire con chiarezza da che parte sta l’Italia.»

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Italia–Brasile: Porta interroga il Governo sui ritardi nelle conversioni delle patenti
(Comunicato – Roma, 3 febbraio 2026) – L’on. Fabio Porta, eletto nella Ripartizione America Meridionale, ha presentato un’interrogazione al Ministro dei Trasporti per chiedere chiarimenti sui ritardi nelle procedure di conversione delle patenti di guida brasiliane in Italia.
Nonostante il rinnovo dell’Accordo Italia–Brasile sul reciproco riconoscimento delle patenti sia entrato in vigore il 28 aprile 2025, dopo la sospensione dei suoi effetti dal 13 gennaio 2023 e oltre due anni di vuoto normativo, persistono ritardi inaccettabili e gravi disparità territoriali nella gestione delle domande, con conseguenze concrete sulla vita quotidiana, sull’accesso al lavoro e sul diritto alla mobilità.
«Continuano ad arrivarmi segnalazioni di cittadini che denunciano ritardi incomprensibili – precisa Porta. Non è accettabile che un accordo internazionale già operativo resti di fatto lettera morta a causa di inefficienze amministrative. Servono tempi certi, trasparenza e pari trattamento su tutto il territorio nazionale», ha dichiarato il deputato dem a margine della presentazione dell’interrogazione.
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FABIO PORTA. REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: IL DOVERE DI VOTARE “NO”
In Italia è in atto un tentativo di smantellamento graduale dello Stato di diritto così come era stato voluto dai nostri padri costituenti che all’indomani del fascismo riuscirono a redigere una bellissima Costituzione che seppe coniugare i valori del cattolicesimo democratico con quelli del liberalismo e del socialismo.
L’offensiva del governo si basa su tre grandi riforme che indeboliscono in maniera diretta alcuni princìpi fondamentali della nostra convivenza democratica: il cosiddetto premierato, con una sostanziale delegittimazione del Presidente della Repubblica ed una forte concentrazione di poteri sul Primo Ministro; l’autonomia differenziata, che mina alla base garanzie sociali e livelli minimi comuni di servizi tra cittadini di regioni diverse e – infine – la riforma della giustizia che dietro allo slogan della separazione delle carriere tra accusa e difesa e il miglioramento del sistema è in realtà un attacco all’autonomia dei magistrati da parte del potere politico.
Gli italiani all’estero sanno bene cosa vuole dire assistere inerti allo smantellamento dei loro diritti; sì, perché anche la nuova legge della cittadinanza voluta dal governo che sostanzialmente cancella il diritto di trasmissione ‘ius sanguinis’ che fino ad oggi reggeva il nostro ordinamento e contribuiva a rendere solido il nostro legame con le collettività italiane nel mondo è stata approvata con il ricorso ingiustificato alla decretazione d’urgenza e quindi impedendo al Parlamento e alla società civile di confrontarsi e discutere su un tema tanto importante.
Ma torniamo alla riforma della giustizia e al referendum con il quale tutti gli italiani, in Italia e all’estero, saranno chiamati ad esprimere il loro consenso o la loro contrarietà alla legge approvata dal Parlamento a maggioranza semplice e per questo motivo sottoposta agli elettori; un referendum, vale la pena ricordarlo, per il quale non sarà necessario il “quorum” del 50% di partecipazione per la sua validità, non trattandosi di una richiesta di abrogazione di una legge ma della necessità di confermare o meno una riforma costituzionale.
Non sono un giurista e non ho la pretesa di entrare nei dettagli dell’attuale assetto della giustizia e del dibattito tra esperti e costituzionalisti sull’oggetto della riforma voluta dal governo. Ho però chiare tre cose e mi sembra giusto condividerle con chi avrà la pazienza di leggere queste poche righe che seguono:
1) Questa legge non è sulla “separazione delle carriere” tra pubblico ministero e giudici: la riforma Cartabia del 2021 ha già reso nei fatti una rarissima eccezione il passaggio da una
carriera ad un’altra (opzione esercitata da soli 30 magistrati su 30mila);
2) Questa legge non migliora l’efficienza della giustizia (per ammissione dello stesso governo) ma indebolisce l’autonomia dei magistrati e li sottomette ad un controllo maggiore del potere politico. Il vero attacco è al Consiglio Superiore della Magistratura, che verrà eletto per un terzo dal Parlamento e per due terzi da membri scelti per sorteggio (caso unico al mondo) che finiranno per essere soggetti all’influenza dei nominati dalla maggioranza di governo;
3) La vittoria al referendum serve quindi soltanto a legittimare l’azione progressiva e decisa del governo Meloni contro l’equilibrio dei poteri e lo Stato di diritto, utilizzando in maniera pretestuosa il tema dell’efficienza della giustizia (che avrebbe bisogno di più risorse e di tempi certi per i processi e non di un maggiore controllo del potere giudiziario da parte dell’esecutivo).
Un autorevole politico socialista della cosiddetta “Prima Repubblica”, Rino Formica, che in passato ha condotto importanti battaglie politiche per la “giustizia giusta” e la riforma della stessa, ha colto bene il dato politico che sta alla base di questo referendum e lo cito volentieri a conclusione di questo mio commento: “Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere”.
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Fabio Porta – L’eredità di Domenico De Masi: a Roma la presentazione di “Conversas sobre o futuro” promossa dall’Associazione di Amicizia Italia–Brasile e dall’Istituto Guimarães Rosa
Lunedì 2 febbraio 2026, alle ore 17.00, presso l’Istituto Guimarães Rosa (piazza Navona 18), si terrà la presentazione di “Conversas sobre o futuro”, edizione brasiliana del volume “Conversazioni sul futuro”, pubblicato in Italia da PaperFirst.
Le “Conversazioni sul Futuro” sono il frutto di una serie di incontri tra Domenico De Masi e il giornalista Giulio Gambino, svoltisi tra dicembre 2021 e maggio 2023 nella casa romana del grande sociologo italiano: un dialogo informale ma serrato, rievocativo e introspettivo, tra due generazioni divise da mezzo secolo, nel quale il professor De Masi ripercorre la propria vita, la formazione e le esperienze personali che hanno plasmato il suo pensiero.
In una preziosa rivisitazione della sua carriera, De Masi affronta con lucidità alcuni tra gli argomenti più divisivi del nostro tempo, offrendo chiavi di lettura ai problemi esistenziali dell’uomo nell’età post-industriale, con particolare attenzione alle trasformazioni del lavoro e della società.
All’incontro, aperto dai saluti iniziali dell’Ambasciatore del Brasile a Roma, Renato Mosca, e dell’On. Fabio Porta, discuteranno del libro Giulio Gambino, Massimo Canevacci e Roberto Panzarani.

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Giorno della Memoria: dichiarazione dell’On. Fabio Porta:
“In questa giornata, in cui l’Italia e il mondo ricordano la Shoah, le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei e di tutti i deportati nei campi di sterminio, mi rivolgo in modo speciale alle comunità italiane del Sud America, parte essenziale della nostra storia nazionale.
Il Giorno della Memoria non è una cerimonia formale, ma un impegno: dire ‘mai più’ all’odio, al razzismo, all’antisemitismo, a ogni ideologia che neghi la dignità umana. Come deputato eletto nella Circoscrizione Estero – Ripartizione America Meridionale, so che le nostre comunità in Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Venezuela e in tutto il continente latinoamericano conoscono bene, per esperienza storica, il valore della libertà, della democrazia e dei diritti umani.
Alle nuove generazioni di italo-discendenti voglio dire che la memoria è scelta di presente: significa rifiutare ogni discorso d’odio, rispettare le minoranze, difendere chi è più fragile. In questo 27 gennaio, invito tutte le nostre comunità a promuovere momenti di riflessione e testimonianza: far vivere la memoria della Shoah, anche lontano dall’Europa, vuol dire contribuire a un mondo più giusto e più umano, per gli italiani in patria e per gli italiani nel mondo.”
ON. FABIO PORTA (Eletto nella Circoscrizione estera – Ripartizione Sud America)
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1946-2026: OTTANTA ANNI DI REPUBBLICA ITALIANA
Un anniversario importante, al centro del discorso di fine anno del Presidente Mattarella
Le celebrazioni per gli ottanta anni della liberazione dal nazi-fascismo si sono appena concluse e proseguiranno con un ideale collegamento storico e valoriale con quelle per la proclamazione della Repubblica a seguito del referendum del 2 giugno del 1946.
Se gli 85 anni di monarchia, quelli succeduti all’unità d’Italia, furono drammaticamente attraversati da ben due conflitti mondiali (con il carico di morti e distruzione che la guerra ha comportato) gli ottanta anni repubblicani hanno coinciso con il più lungo periodo di pace che l’Italia abbia mai avuto e che tutti noi speriamo possa ancora proseguire nonostante le nubi sempre più minacciose che si addensano sul pianeta.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto dedicare a questo anniversario e al ricordo delle otto decadi di vita della Repubblica il suo tradizionale discorso di fine anno, ripercorrendo alcune delle tappe più significative della nostra storia: dalla firma dei Trattati di Roma nel 1957 (forse il documento più importante della storia dell’Unione Europea) agli anni di piombo segnati dalle stragi e dal terrorismo, dalle grandi conquiste sportive alla lotta alla mafia culminata con l’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il Presidente ha ricordato che la storia della Repubblica italiana è una storia di successo, sottolineando come nel corso dei decenni l’Italia sia passata dalla povertà del dopo-guerra alla prosperità di un Paese «di rilievo sulla scena internazionale». Non ha mancato di citare alcuni problemi attuali, in particolare «povertà, diseguaglianze, ingiustizie, corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali». Pur non sottovalutando le difficoltà e le criticità del momento attuale ha cercato comunque di trasmettere un messaggio di ottimismo, dicendo che «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia», concludendo con un forte appello ai giovani, invitandoli a essere «esigenti e coraggiosi», e a «sentirsi responsabili come la generazione che, ottant’anni fa, costruì l’Italia moderna».
Il clima di incertezza sul piano internazionale con il quale si è aperto questo 2026 rende le parole del Presidente e il suo commosso omaggio alla forza della democrazia ancora più attuali, soprattutto se collegate al crescente attacco al multilateralismo e al prevalere della logica della forza su quella del dialogo e della diplomazia.
L’Italia e l’Unione Europea (il cui progetto di pace e integrazione nasce all’indomani del secondo grande conflitto mondiale) devono recuperare orgogliosamente e responsabilmente i valori alla base della loro “costituency”; un patto scritto ma soprattutto un progetto ideale al quale per decenni il mondo ha guardato con speranza e grande interesse. Una sfida che oggi facciamo fatica a rilanciare a causa dell’attacco sempre più forte al diritto internazionale da parte di quanti vorrebbero riproporre la logica delle superpotenze e la spartizione del mondo che caratterizzò gli anni della “guerra fredda” tra USA e Unione Sovietica. Un salto all’indietro che pregiudicherebbe proprio il futuro delle giovani generazioni alle quali il Presidente ha voluto dedicare il suo messaggio e rivolto l’appello più accorato e sincero.

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UN ANNO DALLA STRAGE DELLO STABILIMENTO ENI DI CALENZANO
COMUNICATO STAMPA
DI BELLA (ANMIL): “LA REVISIONE DELLA FRAMMENTAZIONE DEGLI ORGANI ISPETTIVI E DI VIGILANZA AVREBBE POTUTO EVITARE QUESTE MORTI”

Roma, 9 dicembre 2025 – Ricorre oggi il primo anniversario della morte dei 5 lavoratori coinvolti nella deflagrazione del deposito ENI di Calenzano (Firenze). L’inchiesta, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, ha iscritto sul registro degli indagati 9 persone: sette dirigenti Eni e due affiliati all’impresa appaltatrice Sergen che stava realizzando dei lavori sull’impianto. Seguendo i dettami della ex Legge 231 sulla responsabilità delle persone giuridiche, perfezionata e iscritta nella coscienza collettiva grazie al percorso giudiziario alla strage ThyssenKrupp di Torino da pochi giorni ricordata, anche la stessa Eni SpA è oggi sotto inchiesta.
L’ANMIL di Firenze ha voluto ricordare l’ingiustizia e la vergogna sociale legate alla perdita di Davide Baronti, Franco Cirelli, Carmelo Corso, Vincenzo Martinelli e Gerardo Pepe, nonché il ferimento di altri 28 lavoratori, partecipando insieme al Comune di Calenzano alla realizzazione di un monumento dedicato a tutte le vittime dell’esplosione che verrà inaugurato oggi alle ore 15.00 in via Prato (altezza via Larga). La Vicepresidente Nazionale ANMIL Graziella Nori interverrà nel corso della Cerimonia che sarà seguita, alle ore 16.00, da un momento di riflessione collettiva presso il Palazzetto dello Sport di Calenzano per concludersi, alle ore 21.30 presso il Teatro Manzoni, con la rappresentazione dello spettacolo “Una stella mattutina” incentrato sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
“La presenza odierna dell’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro in questa giornata non vuole limitarsi al cordoglio della commemorazione delle vittime della strage dello scorso anno, bensì portare al centro dell’azione istituzionale la richiesta di concretezza. Le recenti stragi di Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna devono scuotere le coscienze individuali e collettive nel lungo termine, senza concessione di sosta o distrazione” dichiara il Presidente Nazionale ANMIL Antonio Di Bella.
“Non ci è concesso dimenticare oggi che il disastro avvenuto lo scorso anno in questi luoghi ha come protagonista un grande Ente a partecipazione statale, un colosso multinazionale per il quale non sussiste alcuna retorica relativa alle carenze di risorse economiche da destinare alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro spesso utilizzata nell’ambito della piccola e media impresa”, sottolinea Di Bella che continua, “Il dramma risiede dunque nella mancata volontà di controllare correttamente competenze, attuazione dei protocolli e bontà degli investimenti”.
“Non solo”, aggiunge il Presidente ANMIL, “ricordiamo oggi che il sito Eni di Calenzano rientrava nella classificazione relativa agli stabilimenti industriali ad altissimo rischio di incidente rilevante, vale a dire pericoloso per i suoi dipendenti ma anche per l’ambiente e, di conseguenza, per la salute dell’intera popolazione; il che esclude categoricamente la casualità dell’errore umano e la fatalità dell’evento”.
“Ciò che è accaduto lo scorso anno in questo territorio non rientra nel regime dell’inevitabile, ma nella piena responsabilità di un metodo disordinato e criminale che non può e non deve ripetersi. La frammentazione degli organi ispettivi e di vigilanza che vige nel nostro sistema attuale deve essere oggetto immediato di revisione da parte delle istituzioni”.
“Se Ispettorato del Lavoro, Asl e Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale avessero condotto dei controlli sinergici e coordinati dalla condivisione di una banca dati trasparente ed accessibile a tutte le parti” conclude “probabilmente i morti che stiamo ricordando quest’oggi sarebbero intenti a progettare il prossimo Natale con le loro famiglie”.
La rappresentazione teatrale presso il Teatro Manzoni è gratuita e ad ingresso libero fino esaurimento posti.
Si consiglia di prenotare scrivendo a: prenotazioni@teatromanzonicalenzano.it
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