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MAESTRI DEL LAVORO PARMA
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Festa della donna 8.03.2026



























LE OPINIONI DI FABIO PORTA


REMIGRAZIONE, IL NUOVO VOLTO DEL RAZZISMO
L’Italia e l’Europa devono all’emigrazione e all’immigrazione la loro identitรDa almeno duemila anni l’identitร dei popoli europei si รจ alimentata e consolidata grazie alla dialettica tra popoli e culture diverse: dalla grande intelligenza con cui lโImpero romano seppe inglobare e assimilare genti e tradizioni diverse e lontane alla mobilitร continua di persone che hanno forgiato e riscritto la fisionomia di interi popoli. ยซNon c’รจ paese occidentale – ha scritto il filosofo Mariano Croce – che sia stato capace di mantenersi in vita senza ibridarsi per tramite dei flussi migratori.ยป ยซEppure – continua il filosofo italiano – l’Europa tratta oggi la figura del migrante come quell’importuna anomalia il cui definitivo superamento le garantirebbe un futuro di rinnovata prosperitร ยป.
In Italia si รจ addirittura arrivati a parlare esplicitamente di “remigrazione”, cercando di dare legittimitร teorica e normativa ad un concetto che se applicato alla nostra storia comporterebbe il rientro forzato di decine di milioni di italiani dall’estero. Una “svolta culturale” regressiva, indice al tempo stesso di profonda ignoranza, di cinico egoismo e sostanzialmente di una pulsione razzista celata dietro ad una presunta purezza delle radici culturali e delle tradizioni storiche.
La “remigrazione” viene cosรฌ presentata come un processo di ripristino dell’ordine rispetto al disordine creato da quei governi incapaci di erigere muri o barriere per fermare la cosiddetta “invasione” straniera. Il paradosso di tali proclami non รจ soltanto quello di non tenere conto della storia migratoria dellโItalia e dell’Europa (che semmai dovrebbero rafforzare una legislazione sulla cittadinanza inclusiva con riferimento tanto alle comunitร emigrate quanto a quelle immigrate regolarmente residenti) ma anche quello di trascurare un dato per niente irrilevante, e cioรจ che il “vecchio continente” (e l’Italia ‘in primis‘) รจ afflitto da una recessione demografica strutturale che dovrebbe consigliare politiche mirate e intelligenti proprio in materia di immigrazione.
L’equivoco รจ semplice per quanto drammatico: le migrazioni cessano di essere un tema di pianificazione strategica e di politica amministrativa per divenire materia di lotta identitaria e scontro ideologico, alla faccia della nostra storia e soprattutto delle nostre necessitร . La ricerca del nemico, o meglio del “capro espiatorio”, sul quale riversare tutte le nostre frustrazioni e al quale addebitare ogni responsabilitร su temi delicati e complessi come sicurezza, crescita e sviluppo, finisce cosรฌ con l’impoverire un dibattito politico che dovrebbe concentrarsi sui programmi e non sugli slogan.
La maniera miope e masochista con la quale il governo italiano ha affrontato in questa legislatura il tema della cittadinanza, negandola di fatto agli italiani in possesso di doppia nazionalitร e rendendola sempre piรน difficile per i giovani stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, รจ la dimostrazione piรน evidente e per certi versi imbarazzante di questo deficit di cultura politica e sociale.
Uno dei maggiori pensatori del secolo scorso, Jurgen Habermas, parlava di “patriottismo costituzionale” per sostenere la tesi di una societร dove la convivenza potesse fondarsi sul comune riconoscimento dei principi costituzionali fondamentali. Per decenni รจ stato il principio grazie al quale i nostri emigrati hanno potuto integrarsi in Paesi e nazioni a noi distanti e non soltanto geograficamente. Un principio moderno ma non lontano dallo “status civitatis” degli antichi romani. Il contrario esatto della “remigrazione”.

Migrazioni italiane, tra memoria storica e coscienza civile: dal naufragio del Sirio alla tragedia di MarcinelleLa storia delle migrazioni italiane costituisce una delle trame piรน profonde e meno pacificate del nostro Novecento, un laboratorio di identitร collettiva nel quale si intrecciano povertร e modernizzazione, Stato nazionale e diaspora, lavoro e diritti. Fin dalla fine dellโOttocento, lโItalia si รจ configurata come โPaese dโemigrazioneโ sistemica: milioni di persone hanno lasciato le campagne e le periferie urbane per dirigersi verso le Americhe e, successivamente, verso i Paesi europei piรน industrializzati, in un flusso che ha ridisegnato la geografia sociale del Paese. In questo lungo processo due tragedie, il naufragio del piroscafo Sirio nel 1906 e il disastro minerario di Marcinelle nel 1956, emergono come veri e propri snodi simbolici, capaci di dare forma alla memoria e di interrogare la nostra coscienza civile.
Il Sirio era un piroscafo costruito a Glasgow nel 1883, destinato in larga misura al trasporto di emigranti italiani verso le Americhe. Il 4 agosto 1906, mentre navigava lungo le coste spagnole in prossimitร di Capo Palos, nei pressi di Cartagena, si schiantรฒ contro i bassi fondali delle Hormigas, probabilmente a causa di una rotta troppo vicina alla costa scelta per abbreviare il tragitto e incrementare la redditivitร del viaggio. A bordo si trovavano centinaia di passeggeri, in gran parte emigranti di terza classe, spesso stipati in condizioni igieniche precarie; la storiografia parla di un numero di vittime compreso tra le 293 e le 500, con alcuni resoconti che ipotizzano oltre 500 morti, anche a causa della presenza di clandestini non registrati.
Lโinchiesta successiva mise in luce la responsabilitร del comando e la pratica, non episodica, dellโimbarco clandestino di emigranti dietro compensi in denaro, evidenziando come il Sirio fosse anche il teatro di una sistematica mercificazione della speranza migrante. Il naufragio, uno dei piรน gravi disastri navali della marina mercantile italiana, si iscrive cosรฌ in una storia piรน ampia: quella di un sistema di trasporto transoceanico dominato da compagnie private, intermediari e โpadroni del vaporeโ, nel quale la vita degli emigranti valeva meno della capacitร di riempire le stive. Il viaggio, concepito come passaggio verso un possibile riscatto sociale, si trasformรฒ in un luogo estremo di rischio, rivelando la distanza tra la retorica del โnuovo mondoโ e la realtร materiale delle rotte migratorie.
Cinquantโanni piรน tardi, in unโEuropa uscita dai traumi della guerra e avviata alla ricostruzione industriale, la tragedia di Marcinelle ripropose, in un contesto diverso, la medesima vulnerabilitร della forza lavoro migrante. Lโ8 agosto 1956, nella miniera di carbone Bois du Cazier, presso Marcinelle, in Vallonia, un incendio causato dalla combustione di olio ad alta pressione innescata da una scintilla elettrica nel condotto principale dโentrata dellโaria riempรฌ di fumo i livelli sotterranei, provocando la morte di 262 lavoratori su 275 presenti. Tra le vittime, di dodici nazionalitร diverse, ben 136 erano italiani, in gran parte provenienti da regioni come Abruzzo e Calabria, che pagarono il prezzo umano piรน alto.
La presenza dei minatori italiani in Belgio era il frutto di una precisa scelta politicoโeconomica: il protocollo italoโbelga firmato a Roma il 23 giugno 1946 prevedeva lโinvio di 50.000 lavoratori italiani nelle miniere belghe in cambio di forniture di carbone, secondo la formula che la storiografia ha sintetizzato come โaccordo uomini contro carboneโ. Per ogni 1.000 minatori reclutati, il Belgio si impegnava a consegnare allโItalia almeno 2.500 tonnellate di carbone al mese; un altro testo ricorda anche la cifra di 200 kg di carbone al giorno per ogni lavoratore disceso in miniera. In questo quadro, lโemigrazione non era piรน solo risposta spontanea alla miseria, ma parte integrante di una strategia di approvvigionamento energetico e ricostruzione industriale, dove la persona migrante veniva ridotta a unitร di scambio.
Marcinelle, dunque, non รจ soltanto una tragedia mineraria: essa rivela i limiti profondi di un sistema che, pur formalmente regolato, non riuscรฌ a garantire adeguati standard di sicurezza, formazione tecnica e tutela effettiva ai lavoratori immigrati, spesso relegati alle mansioni piรน pericolose e meno qualificate. La figura del โmuso neroโ italiano, stigmatizzata socialmente e sfruttata economicamente, concentra in sรฉ gli elementi di razzismo strutturale, gerarchia etnica del lavoro e fragilitร giuridica che caratterizzarono una parte significativa della storia dellโemigrazione europea verso i bacini industriali del Nord.
Tra il Sirio e Marcinelle scorre mezzo secolo di trasformazioni politiche e sociali, ma la continuitร della condizione migrante รจ impressionante. Nel primo caso, lโassenza di regole stringenti e la prevalenza dellโinteresse privato sulla sicurezza trasformarono la traversata oceanica in un azzardo mortale; nel secondo, gli accordi internazionali e la formalizzazione giuridica dellโemigrazione non impedirono che i lavoratori fossero esposti a rischi sistemici, in ambienti di lavoro insalubri e poco attrezzati per gestire le emergenze. In entrambi i casi, lโemigrante italiano appare come soggetto subordinato alle logiche del profitto e della produzione, raramente pienamente titolare di diritti esigibili.
Questi eventi hanno lasciato tracce profonde nella memoria pubblica italiana, alimentando un processo di progressiva presa di coscienza sul ruolo dello Stato nella tutela dei propri cittadini allโestero. Il disastro di Marcinelle, in particolare, ha contribuito a ridefinire il dibattito sulla sicurezza del lavoro minerario e, piรน in generale, sulla protezione sociale degli emigranti, facendo emergere lโurgenza di strumenti normativi piรน efficaci e di una rappresentanza politica piรน solida delle nostre comunitร nel mondo. Non รจ un caso che, a distanza di decenni, il Bois du Cazier sia stato trasformato in sito memoriale e museale, a testimonianza di una tragedia che appartiene alla storia europea del lavoro e non solo a quella italiana.
Nellโera contemporanea, segnata da nuovi e complessi flussi migratori, questa memoria storica assume un significato ulteriore. LโItalia, da Paese di emigrazione, รจ oggi anche terra di immigrazione: un crocevia nel Mediterraneo in cui si incrociano le rotte di quanti fuggono da guerre, instabilitร e disuguaglianze globali. La memoria del Sirio e di Marcinelle ci invita a riconoscere, nelle vicende di chi oggi attraversa il mare in condizioni di estremo pericolo, le stesse fragilitร , lo stesso bisogno di protezione e la medesima aspirazione alla dignitร che animarono le generazioni dei nostri emigranti.
In questo senso, ricordare non รจ un gesto rituale, ma un atto politico. La memoria delle tragedie migratorie italiane ci obbliga a considerare la centralitร della persona migrante nelle politiche pubbliche: nella regolazione dei flussi, nelle condizioni di viaggio, nella tutela del lavoro, nei percorsi di integrazione sociale. Sirio e Marcinelle sono moniti contro ogni forma di amnesia collettiva che, rimuovendo il passato, rende piรน facile giustificare la marginalizzazione dei migranti di oggi e accettare come โinevitabiliโ nuove catastrofi alle frontiere o nei luoghi di lavoro.
Per lโItalia, che ha esercitato a lungo il ruolo di esportatrice di forza lavoro e che oggi si confronta con lโarrivo di nuove comunitร dallโAfrica, dallโAsia e dallโEuropa orientale, la memoria migratoria รจ un patrimonio civile che dovrebbe orientare la governance delle migrazioni contemporanee. Essa suggerisce un modello alternativo alla mera gestione emergenziale o securitaria, fondato sullโequilibrio tra esigenze economiche e tutela dei diritti fondamentali, tra responsabilitร nazionale e cooperazione europea. La qualitร della democrazia italiana โ e, piรน in generale, della democrazia europea โ si misura anche nella capacitร di non riprodurre, sotto forme nuove, la logica degli โuomini contro carboneโ.
Nel ricordo del Sirio e di Marcinelle, dunque, non celebriamo soltanto il dolore e il sacrificio di quanti hanno perso la vita lungo le rotte dellโemigrazione. Riconosciamo, piuttosto, la continuitร di una storia che ci appartiene e che ci interpella ancora. Sta a noi, oggi, trasformare quella memoria in coscienza attiva e in responsabilitร politica, affinchรฉ le migrazioni non siano piรน sinonimo di vulnerabilitร estrema, ma di mobilitร libera e dignitosa. Solo cosรฌ il patrimonio storico delle comunitร italiane nel mondo potrร contribuire a edificare un futuro piรน giusto per tutti coloro che, ovunque, cercano unโaltra terra in cui vivere.
AMBIENTE. PORTA: ECOCIDIO SIA CRIMINE CONTRO LโUMANITร, ITALIA IN PRIMA FILA
โRiconoscerlo nello Statuto di Roma. Porterรฒ la proposta in Commissioneโ(Roma, 8 luglio 2026) โ ยซLโecocidio non รจ piรน uno slogan ambientalista: รจ una categoria giuridica che bussa alle porte del diritto internazionale. LโItalia deve essere in prima fila nel sostenerne il riconoscimento come crimine contro lโUmanitร nello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionaleยป. Lo ha detto lโOn. Fabio Porta, deputato eletto nella circoscrizione Estero โ America Meridionale, aprendo ieri nella Sala Stampa di Montecitorio la conferenza โVerso lโecocidio, crimine contro lโUmanitร โ, promossa dalla Cattedra UNESCO dellโUniversitร Nazionale de La Plata e dallโAssociazione Ambientevivo.
ยซLa criminalitร ambientale vale tra i 110 e i 281 miliardi di dollari lโanno, รจ la terza attivitร criminale al mondo e cresce del 5-7% ogni anno โ ha ricordato Porta. Con la legge 68 del 2015 sugli ecoreati e la Direttiva UE 2024/1203 siamo nel momento delle scelte decisive. ร ormai maturo il passo ulteriore, giร sollecitato dallโAlto Commissariato ONU per i Diritti Umani: riconoscere lโecocidio come crimine autonomo di diritto internazionaleยป.
ยซPorterรฒ questa proposta nel lavoro delle Commissioni parlamentari e nelle sedi interparlamentari, a partire dal dialogo Euro-Latinoamericano dove lโItalia ha una responsabilitร particolare โ ha concluso il deputato โ. Chi distrugge lโambiente, distrugge lโumanitร : il diritto internazionale deve finalmente riconoscerloยป.

SIAMO TUTTI MIGRANTI
Papa Leone XIV a Lampedusa, tredici anni dopo la storica visita di Papa FrancescoCome Papa Bergoglio, figlio di immigrati piemontesi in Argentina, anche Papa Prevost รจ figlio della storia dell’immigrazione straniera nelle Americhe. Forse รจ proprio per questo che lo scorso 4 luglio, anniversario dei 250 anni di indipendenza degli Stati Uniti, Leone XIV abbia scelto Lampedusa, la “porta dell’Europa”, per lanciare ai potenti del mondo il suo accorato appello all’accoglienza e alla cooperazione internazionale in continuitร con il magistero del suo predecessore che esattamente tredici anni prima e proprio dalla piccola isola del Mediterraneo ci ricordรฒ che “siamo tutti migranti!”
Sรฌ, “tutti”, anche se c’รจ sempre qualcuno che ancora oggi si diletta a fare le classifiche tra “immigrati di serie A e di serie B” dimenticando che l’intera storia dell’umanitร รจ di fatto “storia delle migrazioni” e che le sofferenze e i sacrifici dei nostri immigrati di fine ottocento e inizio novecento non sono poi cosรฌ diversi da quelli di coloro che ancora oggi fuggono dalla guerra e dalla fame per cercare altrove un futuro migliore.
Eppure in Europa e nel mondo crescono sempre di piรน le forze xenofobe e razziste che soffiano sul fuoco dell’intolleranza impedendo ai governi di prendere decisioni coraggiose e lungimiranti in materia di immigrazione, anche quando queste sarebbero necessarie per lo sviluppo di quei Paesi.
Il Papa lo ha detto senza mezzi termini: “C’รจ anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate.”
L’America “Maga” di Trump ha scelto senza infingimenti nรฉ ipocrisie la strada dei muri e dei respingimenti; la stessa Unione Europea, invece di promuovere una immigrazione regolare e regolata, magari in ragione della sua tradizione migratoria e dei suoi valori di civiltร e accoglienza, preferisce la politica dello struzzo e le scorciatoie securitarie; unica eccezione, forse, la Spagna che anche grazie a coraggiose scelte in materia di regolarizzazione degli immigrati e di apertura ai migranti latino-americani รจ oggi uno dei pochi Paesi europei a crescere in maniera significativa e costante. Ma si tratta di un caso isolato.
E tutto ciรฒ nonostante, come ci ricorda sempre Papa Prevost, “la sua posizione geografica e il suo assetto istituzionale” che consentirebbero al vecchio continente “di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, cosicchรฉ nessuno sia costretto a emigrare.”
Le parole del Papa a Lampedusa hanno la forza prorompente della profezia e ci ricordano che nessun uomo e nessuna donna รจ straniero o straniera; e che abbiamo il dovere di agire ogni giorno per una societร in cui ogni persona si senta cittadino, riconosciuto nella sua identitร e rispettato nella sua dignitร .
Parole che non a caso sono state pronunciate nell’ultimo lembo dell’Italia e quindi dell’Europa, una nazione ed un continente dove storia e destini sono profondamente legati alle tragedie delle due guerre mondiali e alla grande epopea dell’emigrazione nelle Americhe. Una storia che troppo spesso dimentichiamo o preferiamo riscrivere, forse per paura di rileggerla negli occhi dei nuovi migranti.

LโOn. Fabio Porta rende omaggio ad Anita Garibaldi nella celebrazione promossa dalle Ambasciate di Brasile e Uruguay
(Roma, 4 agosto 2026) – In occasione della cerimonia dedicata ad Anita Garibaldi, promossa dallโAmbasciel Brasile e dallโAmbasciata dellโUruguay, in prossimitร del monumento a Lei dedicato sul Gianicolo, a Roma, lโOn. Fabio Porta ha rivolto un saluto istituzionale sottolineando il valore simbolico e lโattualitร della figura dellโโeroina dei due mondiโ e del suo legame con lโItalia e con lโAmerica Latina.
In particolare, lโOn. Porta, nel suo intervento, ha ricordato come la relazione tra Italia e Brasile sia ยซstraordinaria, antica e forteยป, e come le istituzioni si impegnino a rafforzarla anche attraverso la diplomazia parlamentare e i gruppi di amicizia italo-brasiliani.
Inoltre, lโOn. Porta ha richiamato il sodalizio tra Anita e Giuseppe Garibaldi come ยซlโemblema piรน bello dellโunione tra i nostri due Paesiยป, evidenziando come questa unione sia rappresentata da una donna coraggiosa, esempio di libertร , impegno e sacrificio in nome di ideali condivisi tra Europa e America Latina.
Porta ha anche ricordato che, per lโItalia, il 2026 รจ un anno particolarmente significativo, segnando gli 80 anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne e dallโavvio del processo costituente che ha posto le basi della nostra democrazia repubblicana; in questo contesto, la celebrazione di Anita Garibaldi assume un valore ulteriore, intrecciando memoria storica, protagonismo femminile e costruzione della cittadinanza democratica.
ยซร con grande orgoglio e con profondo onore โ ha dichiarato Porta โ che rivolgo questo saluto in occasione dellโanniversario della morte di Anita Garibaldi, unโeroina che noi consideriamo a tutti gli effetti anche italiana, cosรฌ come i brasiliani considerano Giuseppe Garibaldi un eroe del loro Paese. Viva lโItalia, viva il Brasileยป, ha concluso, rinnovando il ringraziamento alle ambasciate del Brasile e dellโUruguay per lโinvito e per il loro costante impegno nel consolidare i legami tra le due sponde dellโAtlantico.

PORTA: NON DIMENTICARE I NOSTRI CONNAZIONALI DETENUTI IN VENEZUELA
La pausa estiva non puรฒ farci dimenticare il dramma, acuito dal recente terremoto, dei nostri connazionali detenuti nelle carceri venezuelane.
Ho incontrato a Roma Maria Rosa De Grazia e Valeria Ranieri, parenti di alcuni dei detenuti italo-venezuelani dei quali chiediamo da mesi notizie sulle loro condizioni e soprattutto il rispetto dei diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti coloro sottomessi a misure detentive, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali dei diritti dellโuomo.
Di questi nominativi ho ricevuto un dettagliato dossier dalle mani di queste due donne coraggiose: 1.โ โ Josรฉ Luongo 2. Juan Carlos Marrufo 3. Gerardo Cotticchia 4. Olvany Gasperi 5. Tulio Medina Gianfelice 6. Walter Ranieri 7. Massimiliano Ranieri 8. Carmelo De Grazia 9. Daniel De Grazia 10. Levin De Grazia 11. Daniel Echenagucia 12. Daniel Necol Buttafuoco.
Si tratta di cittadini italiani, alcuni dei quali nati nel nostro Paese mentre altri sono figli di nostri emigrati in Venezuela; ho scritto ai Presidenti delle Regioni e dei Consigli Regionali e ai Sindaci dei territori di riferimento in Italia, chiedendo anche a loro di mobilitarsi per fare conoscere una realtร della quale si parla sempre meno in Italia, nonostante il permanere del dramma umanitario acuito dal terremoto di poche settimane fa.


XV CONGRESSO USEF. FABIO PORTA NUOVO PRESIDENTE, MASSIMO RASO SEGRETARIO GENERALE
( Catania 31 luglio 2026) – A Catania il quindicesimo Congresso Nazionale USEF ha eletto i nuovi organismi dirigenti dellโorganizzazione.
LโUnione Siciliana Emigrati e Famiglie sarร guidata da un nuovo Consiglio Generale e da una nuova Direzione. Al Presidente Angelo Lauricella e al Segretario Generale Salvatore Augello, dimissionari con lโesplicito impegno di favorire il rinnovamento dellโorganizzazione, succederanno Fabio Porta e Massimo Raso, eletti allโunanimitร nel corso del Congresso.
Fabio Porta รจ attualmente deputato eletto nella Circoscrizione Estero per la Ripartizione America Meridionale mentre Massimo Raso ricopre lโincarico di Direttore AUSER per la Sicilia.
A completare la Direzione sarร una presidenza composta da due donne e due uomini (Daniela Di Benedetto, Laura Bisso, Giuseppe Di Natale e Salvatore Arnone) e da un ufficio di segreteria del quale faranno parte Giuseppe Aprrendi, Salvatore Li Castri, Giovanni Vaiola e Viviana Vacante; dellโesecutivo faranno parte di diritto il coordinatore del Comitato dei Sindaci Giovanni Ferro e gli ex dirigenti Salvatore Augello, Angelo Lauricella e Salvatore Bonura.
Interrogazione dellโโOn. Fabio Porta: โPiรน strumenti per rendere effettivo il diritto degli oriundi a tornare in Italiaโ
LโOn. Fabio Porta ha presentato unโinterrogazione a risposta scritta ai Ministri dellโInterno, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e del Lavoro e delle politiche sociali per chiedere al Governo di intervenire, anche sul piano amministrativo, al fine di rendere effettivamente praticabile il percorso previsto dal recente decreto-legge sulla cittadinanza per i discendenti di cittadini italiani residenti allโestero.
Lโiniziativa parlamentare punta in particolare a introdurre uno specifico titolo di soggiorno per ricerca di lavoro o attesa occupazione destinato agli oriundi italiani provenienti da Paesi di storica emigrazione italiana, cosรฌ da consentire un ingresso e un soggiorno in Italia coerenti con il requisito dei due anni di residenza richiesto dalla nuova normativa per la concessione della cittadinanza.
โNon si puรฒ chiedere ai figli dei nostri emigrati allโestero di radicarsi in Italia senza prevedere strumenti adeguati per farloโ, ha dichiarato lโOn. Fabio Porta. โLa riforma โ che continuo a ritenere sbagliata e che ho combattuto โ rischia anche di illudere coloro che avevano creduto alla possibilitร di ottenere il riconoscimento della cittadinanza a fronte di due anni di lavoro in Italia, come previsto dallโart. 1-bis, comma 2, del D.L. 36/2025. Almeno la si accompagni con misure concrete che favoriscano lโinsediamento, lโiscrizione anagrafica e lโinserimento lavorativo di chi intende ricostruire un legame stabile con il nostro Paeseโ.
Nellโinterrogazione si richiama anche la necessitร di valorizzare i precedenti amministrativi rappresentati dalla circolare del Ministero dellโinterno n. 32 del 2007, che ha agevolato lโiscrizione anagrafica dei discendenti di cittadini italiani, e dalla circolare K.28.1 del 1991, che ha definito la procedura per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.
Secondo Porta, occorre ora un ulteriore passo in avanti: โLa disciplina attuale rischia di trasformare il requisito dei due anni di residenza in una barriera di fatto. Servono linee guida chiare e un canale specifico per la ricerca di lavoro, capace di tradurre in realtร il principio dello ius sanguinis e di rafforzare il rapporto tra lโItalia e le sue comunitร nel mondoโ. โE tutto ciรฒ โ continua il parlamentare โ in attesa di una vera riforma organica che metta mano a tutta la materiaโ.
Lโinterrogazione, quindi, chiede al Governo di adottare linee guida operative rivolte ai consolati e ai comuni, nonchรฉ di monitorare gli effetti della nuova disciplina sulle domande di cittadinanza presentate dai discendenti di cittadini italiani residenti allโestero.
IL CAMPIDOGLIO OSPITA IL CONCERTO DI MARIMBA “VOCES Y RAรCES DEL MUNDO MAYA”: IL SALUTO DELL’ON. FABIO PORTA
(Roma, 4 settembre 2026) โ Si รจ svolto questa mattina, nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, il concerto di marimba “Voces y Raรญces del Mundo Maya”, promosso dall’Associazione Culturale Ik’ Guatemala APS con l’esibizione del Grupo Ajin Guatemala, diretto dal compositore e direttore musicale Oscar Fernando Ajin Vasquez.
All’evento, assieme allโAmbasciatrice del Guatemala a Roma, ha portato il saluto introduttivo l’on. Fabio Porta, componente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati.
“Ho voluto essere presente a questo concerto perchรฉ iniziative come โVoces y Raรญces del Mundo Mayaโ rappresentano un ponte importante tra le culture e le comunitร che vivono in Italia e le loro radici d’origine” ha dichiarato l’on. Porta. “La marimba del Grupo Ajin ci ricorda quanto la diversitร culturale, quando trova spazio nelle istituzioni come il Campidoglio, diventi una risorsa preziosa per il dialogo tra i popoli e per la costruzione di una societร piรน aperta e inclusiva. Ringrazio l’Associazione Ik’ Guatemala APS per l’impegno con cui promuove la conoscenza del patrimonio culturale maya e guatemalteco nel nostro Paese.”
Il concerto ha incluso brani come “Principal del Pueblo โ Tixel Ru Tinamit”, “Vuela Quetzal Vuela” e “Mosaico de Marimba”, molto suggestivi ed espressione viva della cultura guatemalteca.

PORTA: โO CANTO DA CUCAGNAโ PORTA A VENEZIA LA MEMORIA DELLโEMIGRAZIONE ITALIANA IN BRASILE
LโAssociazione di Amicizia Italia-Brasile al fianco del progetto cinematografico italo-brasiliano presentato nell’ambito della 83ยช Mostra Internazionale dโArte Cinematografica di Venezia
LโOn. Fabio Porta, Presidente dellโAssociazione di Amicizia Italia-Brasile, esprime soddisfazione per la presentazione, nellโambito dellโ83ยช Mostra Internazionale dโArte Cinematografica di Venezia, di O Canto da Cucagna, progetto cinematografico italo-brasiliano diretto da Edoardo Mariani e dedicato alla storia dellโemigrazione italiana in Brasile.
LโAssociazione di Amicizia Italia-Brasile, da anni impegnata nella promozione e nel consolidamento dei rapporti culturali, sociali e istituzionali tra i due Paesi, ha scelto di affiancare un progetto che restituisce, attraverso il linguaggio cinematografico, una pagina fondamentale della storia condivisa tra Italia e Brasile.
ยซSiamo particolarmente lieti di essere al fianco di O Canto da Cucagna, un progetto che affronta un tema profondamente legato alla storia delle relazioni tra Italia e Brasileยป, dichiara lโOn. Fabio Porta. ยซLa grande emigrazione italiana ha lasciato in Brasile un patrimonio umano, culturale e linguistico straordinario, che ancora oggi rappresenta uno dei legami piรน forti tra i nostri Paesi. Raccontare questa storia attraverso il cinema significa custodirne la memoria, ma anche renderla accessibile alle nuove generazioni e trasformarla in uno strumento di conoscenza e di dialogoยป.
Il film prende le mosse dalla figura letteraria di Nanetto Pipetta per rileggere lโesperienza dellโemigrazione italiana di fine Ottocento attraverso un linguaggio che intreccia documentario dโosservazione e reenactment surreale. Il viaggio attraversa idealmente la partenza da Genova e la traversata dellโAtlantico fino al Brasile contemporaneo, dove il racconto incontra comunitร , luoghi e testimonianze legati alla storia e allโereditร dellโimmigrazione italiana.
ยซLa memoria dellโemigrazione non appartiene soltanto al passatoยป, prosegue Porta. ยซร parte integrante del rapporto contemporaneo tra Italia e Brasile e costituisce una base sulla quale continuare a costruire relazioni culturali, istituzionali e umane sempre piรน profonde. ร questa continuitร tra memoria, identitร e futuro che come Associazione intendiamo contribuire a valorizzareยป.
O Canto da Cucagna รจ stato presentato il 2 settembre, nellโambito dellโ83ยช Mostra Internazionale dโArte Cinematografica di Venezia, nel corso di un incontro ospitato presso lo Spazio della Regione del Veneto / Veneto Film Commission allโHotel Excelsior, al Lido di Venezia.
Alla presentazione hanno preso parte il regista e produttore Edoardo Mariani, la sceneggiatrice e produttrice Sabrina Scansani, lโattrice teatrale franco-italiana Elsa Lanzalotta e il Prof. Alessandro Mocellin, docente universitario di Lingua Veneta in Brasile presso lโUFSM โ Universidade Federal de Santa Maria. Lโincontro รจ stato moderato da Riccardo Cozzari, fondatore e conduttore di Nostalghia Prodcast.
La presenza del progetto a Venezia ha rappresentato unโoccasione per portare allโattenzione del pubblico internazionale una vicenda profondamente radicata nella storia comune dei due Paesi e, al tempo stesso, per evidenziare come quella memoria continui a generare nuove occasioni di collaborazione culturale tra Italia e Brasile.
O CANTO DA CUCAGNA โ IL PROGETTO
O Canto da Cucagna รจ un progetto cinematografico italo-brasiliano.
Diretto da Edoardo Mariani
Attualmente in fase di post-produzione.
Le riprese in Brasile si sono svolte dal 19 giugno al 31 luglio 2026; il progetto รจ attualmente in fase di montaggio in Italia.
Il film affronta il tema dellโemigrazione italiana in Brasile di fine Ottocento attraverso il personaggio letterario di Nanetto Pipetta, combinando ricerca storica, documentario dโosservazione e una particolare forma di reenactment surreale.
Produzione
Scrigno Production โ Italia
Elka Filmes โ Brasile
Eccolo Coworking Criativo โ BrasileIn associazione con
Hubris Pictures โ ItaliaCon la collaborazione
Associazione di Amicizia Italia-Brasile
Tra le realtร culturali che affiancano il progetto figurano inoltre
MEI โ Museo Nazionale dellโEmigrazione Italiana di Genova
Galata Museo del Mare di Genova
Museu da Imigraรงรฃo di Sรฃo Paulo
Museu do Cafรฉ di Santos.
Il film gode inoltre del patrocinio istituzionale della Prefeitura de Porto Velho e della Prefeitura de Serra Negra.

Riforma elettorale, Fabio Porta
(Roma, 14 settembre 2026) โ ยซLa maggioranza ha approvato una norma sul voto degli italiani allโestero respingendo ogni proposta di correzione e ignorando perfino le obiezioni emerse al proprio interno. ร un segnale politico graveยป.
Lo dichiara lโon. Fabio Porta, commentando il voto del Senato sullโarticolo dedicato alla Circoscrizione Estero e il ritiro degli emendamenti presentati dal senatore Roberto Menia.
ยซAnche chi, nella maggioranza – dice Porta – ha richiamato la specificitร delle comunitร italiane nel mondo e la necessitร di salvaguardarne una rappresentanza effettiva รจ stato invitato a ritirare le proprie proposte. La disciplina di coalizione ha prevalso ancora una volta sullโascolto, sul confronto e sul rispetto di milioni di connazionali residenti fuori dallโItaliaยป.ยซDopo la legge Tajani, che ha ristretto la trasmissione della cittadinanza italiana alle nuove generazioni nate allโestero – continua il Deputato PD – questa riforma elettorale conferma una linea precisa: limitare diritti, ridurre rappresentanza, indebolire il rapporto tra lโItalia e le sue comunitร nel mondoยป.
ยซGli italiani allโestero – conclude lโOn. Porta – devono capire se, siano cittadini da rispettare e coinvolgere nelle politiche pubbliche del Paese oppure soltanto un elemento di folclore da celebrare nelle occasioni ufficiali. Noi continueremo a difendere la Circoscrizione Estero, il diritto di voto e una rappresentanza piena, libera e credibile delle nostre collettivitร nel mondoยป.
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IL RITORNO

Di Gianni Baga








Fumetti interni al libro








Opinione dei lettori
Di Gabriele Vallini

Di Luca Amodei




PER NON DIMENTICARE GLI ORRORI DELLA GUERRA

Cara vecchia amica Panca, anche per te, gli anni trascorsi sui tuoi 4 solidi piedi, sono tanti, ti vedo stanca e anche un poโ acciaccata ma non vinta, nella tua lunga vita hai avuto la fortuna di poter ascoltare e conservare tanti ricordi di coloro che approfittavano della tua bontร , โadagiati comodamente sopra le tue levigate e lucidi asse di rovereโ, per le loro confessioni, convinti che nessuno potesse ascoltare se non te. Cara amica, anche per te รจ arrivato il raggiungimento di una certa etร , dopo aver sopportato il peso di tante persone che comodamente e beatamente si sono adagiate sopra di te vicino al camino, avresti meritato piรน rispetto e un meritato riposo. Poi, qualcuno allโimprovviso senza scrupoli, pensando che ormai tu fossi giunta al capolinea, diventata ingombrante e non piรน alla moda, decise di sostituirti per fare posto ad un nuovo morbido divano sordo e insignificante.
Dear old friend Panca, for you too, the years spent on your 4 solid feet, are many, I see you tired and also a littleโ bruised but not overcome, in your long life you have been fortunate enough to be able to listen and preserve many memories of those who took advantage of your goodness, โlying comfortably on your smooth and shiny oak boardsโ, for their confessions, convinced that no one could listen but you. Dear friend, you too have reached a certain age, after bearing the burden of so many people who comfortably and blissfully lay on top of you by the fireplace, you would have deserved more respect and a well-deserved rest. Then, someone suddenly unscrupulous, thinking that by now you had reached the end of the line, having become bulky and no longer fashionable, decided to replace you to make way for a new soft, dull and insignificant sofa.
LA SIEPE

Prefazione
Questo รจ un racconto, relativo ad una storia realmente accaduta in un paese della pianura parmense. sconvolto, suo malgrado, dallโinvasione nazista, che con i fascisti furono la vera incarnazione del Male Assoluto. Anche i bambini costretti a fronteggiare le ignare, spregevoli minacce e persecuzioni. Protagonista della storia รจ la piccola Alberta.

ALBERTA A causa di un rastrellamento nazifascista durante l’ultima guerra mondiale, allontanata dai genitori, Alberta riesce a fuggire dal controllo dei nazisti. I genitori perรฒ non faranno piรน ritorno dal campo di concentramento di Mauthausen, cosicchรจ, in seguito, verrร adottata da una coppia di anziani del luogo.
Preface
This is a story about a true story that happened in a town in the Parma plain. It was shocked, against its will, by the Nazi invasion, which, along with the fascists, was the true embodiment of Absolute Evil. Even children forced to face the unsuspecting, despicable threats and persecution. The protagonist of the story is little Alberta. Due to a Nazi-Fascist roundup during World War II, driven away by her parents, Alberta manages to escape Nazi control. However, her parents never returned from the Mauthausen concentration camp, so she was later adopted by an elderly local couple.
PARMA il gioco, l’arte della seduzione e i segreti del castello di Contignaco

Alon, non poteva vivere un’esistenza comune, senza quella sensazione di precarietร e instabilitร morale che trasmette una vita da seduttore. Uno stile di vita estremo, al quale solo pochissimi individui possono accedere e una dota naturale rara: un fascino irresistibile per le donne. I suoi due amici che sempre lo accompagnano, assistono stupiti e alle sue innumerevoli avventure. La sua vita perรฒ sta per incanalarsi in un vicolo cieco e si rende conto della necessitร di una svolta che lo conduca ad un livello superiore. L’occasione capita improvvisamente una sera. Entra in contatto con un mondo che lo proietta in una dimensione nuova dove รจ messo alla prova da esperienze esoteriche dal sapere iniziatico.
Alon, he couldn’t live a common existence, without that feeling of precariousness and moral instability that a life of seducer conveys. An extreme lifestyle, to which only very few individuals can access and a rare natural gift: an irresistible fascination for women. His two friends who always accompany him, witness in amazement and his countless adventures. His life, however, is about to hit a dead end and he realizes the need for a turning point that will lead him to a higher level. The opportunity suddenly comes one evening. He comes into contact with a world that projects him into a new dimension where he is tested by esoteric experiences from initiatory knowledge.



































